75cl di storia: Emanuele Rabotti e Monte Rossa Franciacorta.

C’è da ricordarsi che dietro ogni bottiglia c’è una storia.
Mi spiego: assaggiando una referenza in maniera relativamente anonima, conoscendo quindi solamente la denominazione, l’annata, il vitigno e i vari tecnicismi si riesce solamente a confontarsi con il proprio gusto.
Tutto cambia quando, come successo qualche giorno fa ero in visita a Monte Rossa, una grande azienda in continuo sviluppo nel meraviglioso anfiteatro morenico della Franciacorta. Qui ho conosciuto Emanuele Rabotti, Patron ed erede del fondatore della produzione. Una terza generazione bussa alle porte, Paolo, figlio di Emanuele, preso negli studi di enologia.
Dopo un suggestivo giro tra le vigne e in cantina, sono stato accolto da Emanuele per una degustazione a tu per tu, dove mi ha raccontato il trascorso della famiglia, le ambizioni ed i progetti futuri e della linea, di ogni scelta in ogni etichetta, facilmente riconoscibile poi nel gusto effettivo: un Blanc de Blancs, a valorizzare il vitigno sovrano della Franciacorta; Il saten (dal bresciano, e non dal francese, significa “setoso”); il P.R. Brut, in onore ai fondatori dei quali vengono riprese le iniziali.

La degustazione, con in primo piano Monte Rossa millesimato 1993.

Emanuele sentiva la necessità di sviluppare un millesimato per poter dare ancora più identificazione all’etichetta, nasce poi Cabochon, figlia ed orgoglio del Patron che in poco tempo si è riprodotta da sè, diventando una linea estesa, quasi distaccata dal marchio Monte Rossa che in effetti non è neanche presente in etichetta. Oggi abbiamo Fuoriserie, Fuoriserie Rosè, Doppiozero Brut Nature, ed ovviamente il millesimato. Bolle contraddistinte da raffinatezza di perlage, persistenza gustativa e prontezza e godibilità di beva. Il vino, continua Emanuele, nasce dapprima da un’idea, poi dalla vigna, e la sua è stata senza dubbio una grande idea.

La Linea Cabochon

Evidente è che non si parla di marketing, scelte imprenditoriali o mosse strategiche, ma si parla unicamente di cuore, passione, dedizione, sogni. Tutto il resto è poi secondario. Questo è far vino, questo significa valorizzare un nome, un vigneto, un cru e magari perchè no, una scommessa diventata quotidianità.

Tornando alle prime righe del testo, vorrei sottolineare che tutto ciò non è percettibile senza un calice pieno di storia, una persona a raccontarla ed un’altra (presumibilmente noi) ad ascoltarla con empatia.
Girate le cantine, conoscete un marchio per il suo aspetto emotivo, per il suo trascorso, per i suoi sacrifici e le battaglie vinte. Proprio come per una persona, anche per un azienda vitivinicola bisogna andare oltre, non fermarsi alla superficie e scoprire una meravigliosa anima che ogni giorno colma i calici di emozioni.

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